Bhagavad Gita Capitolo 2 Verso 71 e 72
Sintesi del contenuto della Bhagavad Gita così com’è

Bhagavad Gita Capitolo 2 Verso 71 e 72
Bhagavad Gita Capitolo 2 Verso 71 in sanscrito
vihaya kaman yah sarvan
pumams carati nihsprihah
nirmamo nirahankarah
sa santim adhigacchati
Bhagavad Gita Capitolo 2 Verso 71 Mantra audio in sanscrito
vihaya: abbandonando; kaman: desideri materiali per la gratificazione dei sensi; yah: chi; sarvan: tutti; puman: una persona; carati: vive; nihsprihah: senza desideri; nirmamah: senza senso di possesso: nirahankarah: senza falso ego; sah: egli; santim: pace perfetta; adhigacchati: raggiunge.
TRADUZIONE
Soltanto colui che non è più attratto dai piaceri materiali ed è libero dai desideri, che ha lasciato ogni senso di possesso ed è senza falso ego può raggiungere la vera pace.
SPIEGAZIONE
Essere privi di desideri significa non volere niente di materiale, cioè desiderare soltanto di diventare coscienti di Krishna. La perfezione di questa coscienza è capire la nostra posizione eterna di servitori di Krishna, senza credere di essere questo corpo materiale e senza considerarci proprietari di qualcosa. Colui che raggiunge questa perfezione sa bene che ogni cosa dev’essere usata per il piacere di Krishna, perché tutto ciò che esiste appartiene a Lui.
Se Arjuna rifiuta di combattere è solo per interesse, ma una volta diventato perfettamente cosciente di Krishna combatterà, perché così vuole il Signore. Benché non abbia alcun desiderio di combattere, Arjuna combatterà per il Signore dando il meglio di se stesso. Il vero distacco da tutti i desideri è la volontà di soddisfare Krishna e non il tentativo artificiale di sopprimere i desideri. Nessuno può privarsi dei sensi o dei desideri, ma ognuno può e deve cambiarne la qualità.
Chi non ha desideri materiali sa perfettamente che tutto appartiene a Krishna (isavasyam idam sarvam), perciò non reclama nessun diritto di proprietà. Questa conoscenza trascendentale si fonda sulla realizzazione spirituale, cioè sul sapere perfettamente che tutti gli esseri fanno parte integrante di Krishna, partecipano della Sua stessa natura spirituale, sebbene la loro posizione eterna non li metta mai sullo stesso piano del Signore e tantomeno a un livello superiore. Questa comprensione della coscienza di Krishna è la base stessa della vera pace.
Bhagavad Gita Capitolo 2 Verso 72 in sanscrito
esa brahmi sthitih partha
nainam prapya vimuhyati
sthivasyam anta-kale ‘pi
brahma-nirvanam ricchati
Bhagavad Gita Capitolo 2 Verso 72 Mantra audio in sanscrito
esa: questa; brahmi: spirituale; sthitih: situazione; partha: o figlio di Pritha; na: mai; enam: questa; prapya: ottenendo; vimuhyati: si è confusi; sthitva: essendo situati; asyam: in questa; anta-kale: alla fine della vita; api: anche; brahma-nirvanam: il regno spirituale di Dio; ricchati: si raggiunge.
TRADUZIONE
Questa è la via della vita spirituale e divina, e dopo averla raggiunta l’uomo non è più confuso. Colui che intraprende questa via fosse anche in punto di morte, entra nel regno di Dio.
SPIEGAZIONE
Possiamo arrivare alla coscienza di Krishna, alla vita divina, in una frazione di secondo, ma se rifiutiamo ostinatamente di vedere e di accettare le cose così come sono possiamo anche non arrivarci neppure dopo numerosi milioni di vite. Khatvanga Maharaja vi giunse pochi istanti prima di morire, abbandonandosi a Krishna. Nirvana significa mettere fine all’esistenza materiale. Secondo la filosofia buddista, al termine della vita c’è solo il vuoto. Ma ben differente è l’insegnamento della Bhagavad-gita: solo alla fine dell’esistenza materiale comincia la vera vita.
Il materialista insensibile si accontenta di sapere che questa vita un giorno finirà, ma lo spiritualista sa bene che una nuova vita comincia dopo la morte. E se prima di morire si ha la grazia di diventare coscienti di Krishna, si raggiunge subito il brahma-nirvana, il regno di Dio. Non esiste alcuna differenza tra il regno di Dio e il servizio di devozione offerto a Krishna.
Poiché sono entrambi assoluti, impegnarsi nel trascendentale servizio d’amore al Signore significa raggiungere il regno spirituale. Le attività del mondo materiale mirano al piacere dei sensi, mentre nel mondo spirituale sono tutte coscienti di Krishna. Appena si diventa coscienti di Krishna si raggiunge il Brahman anche in questa vita stessa. Senza dubbio colui che ha sviluppato la coscienza di Krishna si trova già nel regno di Dio.
Il Brahman è esattamente l’opposto della materia; il termine usato qui, brahni sthiti, significa dunque “non situato sul piano delle attività materiali”. La Bhagavad-gita riconosce quindi che colui che s’impegna al servizio del Signore è liberato dai legami della materia (sa gunan samatityaitan brahma-bhuyaya kalpate). Perciò brahmi sthiti è la liberazione dalla materia.
Srila Bhaktivinoda Thakura ha definito questo secondo capitolo della Bhagavad-gita come un compendio di tutto il testo. Gli argomenti della Bhagavad-gita sono il karma-yoga, il jnana-yoga e il bhakti-yoga. I primi due sono stati chiaramente presentati in questo capitolo, dov’è stato introdotto anche il bhakti-yoga; si può dunque dire che il secondo capitolo prende in esame tutt’e tre le forme di yoga di cui tratta l’opera.
Lezione Sulla Bhagavad Gita Capitolo 2 Verso 71 e 72
Tenuta da SG Tridandi DAS a Terni
Così terminano gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul secondo capitolo della Srimad Bhagavad gita intitolato: “Sintesi del contenuto della Bhagavad gita”.
NOTE
1. Di tutte le specie viventi, il genere umano possiede la coscienza più alta, e si ottiene questo corpo privilegiato solo dopo innumerevoli morti e rinascite nelle 8.400.000 forme di vita esistenti nell’universo, forme che si dividono come segue: 900.000 specie acquatiche, 2.000.000 di specie minerali e vegetali, 1.100.000 specie d’insetti e di rettili, 1.000.000 di specie di uccelli, 3.000.000 di specie di mammiferi e 400.000 specie umane.”(dalla Sri Isopanisad, dello stesso autore)
2.Per offesa s’intendono tutti gli atti mentali, verbali o fisici che secondo le Scritture ostacolano il progresso spirituale del devoto.
Elenchiamo qui le dieci più importanti offese che si devono evitare quando si canta o si recita il maha mantra Hare Krishna:
1.Ingiuriare, criticare o invidiare un devoto, una persona che si consacra alla propagazione del canto dei santi nomi del Signore;
2.Separare la Persona Suprema dal Suo santo nome, dalla Sua forma, dalle Sue qualità e dalle Sue attività. considerandoli materiali. Non riconoscere la Persona Suprema, Sri Krishna, come la Verità Assoluta, mettere Sri Krishna gli esseri celesti sullo stesso piano o credere nell’esistenza di numerosi dei;
3.Considerare il maestro spirituale come un uomo comune, voler mettersi al suo posto o trascurare le sue istruzioni;
4.Criticare o minimizzare le Scritture;
5.Giudicare esagerate le glorie del maha-mantra o prenderle per un’invenzione. Interpretare o deridere i santi nomi del Signore;
6.Compiere coscientemente atti colpevoli contando sul canto del maha-mantra per annullarne le conseguenze.
7.Ritenere che i riti, le austerità, la rinuncia e i sacrifici portino gli stessi frutti del canto del maha-mantra;
8.Parlare delle glorie del maha-mantra agli infedeli e agli ignoranti che rifiutano di cantarlo;
9.Essere disattenti durante il canto del maha-mantra;
10.Rimanere attaccati alla vita materiale o disinteressarsi del maha-mantra anche dopo aver ascoltato le sue glorie e compreso gli insegnamenti del maestro spirituale.
3.Secondo le Scritture vediche esistono tre forme di sofferenza:
1 adhyatmika-klesa: le sofferenze causate dal nostro corpo e dalla nostra mente;
2 adhibhautika-klesa: le sofferenze causate da altri esseri viventi;
3 adhidaivika-klesa: le sofferenze causate dalle forze naturali.