Bhagavad Gita Capitolo 8.26 e 27
Raggiungere il Supremo

Bhagavad Gita Capitolo 8.26 e 27
Bhagavad Gita 8.26 in sanscrito
sukla-krisne gati hy ete
jagatah sasvate mate
ekaya yaty anavrittim
anyayavartate punah
Bhagavad Gita 8.26 Audio Mantra in sanscrito
sukla: luce; krisne; e buio; gati: modi di morire; hi: certamente; ete: questi due; jagatah: del mondo materiale; sasvate: dei Veda; mate: nell’opinione; ekaya: con uno; yati: va; anavrittim: per non tornare; anyaya: con l’altro; avartate: torna; punah: di nuovo.
TRADUZIONE
Secondo i Veda esistono due modi di lasciare questo mondo: nella tenebre o nella luce. L’una è la via del ritorno e l’altra del non-ritorno.
SPIEGAZIONE
Nei suoi scritti, Baladeva Vidyabhusana Acarya menziona un passo simile che si trova nella Chandogya Upanisad. (5.10.3-5) Il significato di questo passo è che gli speculatori intellettuali e gli uomini avidi del frutto del loro lavoro continuano ad andare su e giù nell’universo materiale, come fanno da tempo immemorabile. Poiché non vogliono abbandonarsi a Krishna, nessuno di loro raggiunge la salvezza ultima.
Bhagavad Gita 8.27 in sanscrito
naite sriti partha janan
yogi muhyati kascana
tasmat sarvesu kalesu
yoga-yukto bhavarjuna
Bhagavad Gita 8.27 Audio Mantra in sanscrito
na: mai; ete: queste due; sriti: differenti vie; partha: o figlio di Pritha; janan: anche se conosce; yogi: il devoto del Signore; muhyati: è confuso; kascana: nessuno; tasmat: perciò; sarvesu kalesu: sempre; yoga-yuktah: impegnato in coscienza di Krishna; bhava: diventa; arjuna: o Arjuna.
TRADUZIONE
Sebbene conoscano queste due vie, i devoti non sono mai confusi, Perciò, Arjuna, sii sempre fisso nella devozione.
SPIEGAZIONE
Krishna consiglia Arjuna di non preoccuparsi delle diverse vie che l’anima può prendere al momento di lasciare il mondo materiale. Che questa partenza avvenga per scelta o per caso, il devoto del Signore non deve preoccuparsene minimamente se non vuole ansietà inutili. Egli deve semplicemente cantare Hare Krishna e stabilirsi con fermezza nella coscienza di Krishna. Il modo migliore per essere assorti nella coscienza di Krishna è impegnarsi costantemente nel servizio di devozione al Signore.
Il suo cammino verso il regno spirituale sarà allora sicuro, diretto e tranquillo. Il termine yoga-yukta è particolarmente significativo in questo verso. Indica che per essere costanti nella pratica dello yoga occorre essere costantemente impegnati con tutte le proprie azioni nella coscienza di Krishna. Srila Rupa Gosvami ci consiglia di essere distaccati dalle attività materiali e di agire solo nella coscienza di Krishna: anasaktasya visayan yatharham upayunjatah.
Con questo metodo, detto yukta-vairagya, si raggiunge la perfezione. Il devoto, sapendo con certezza che raggiungerà la dimora suprema grazie alla pratica del servizio di devozione, non si preoccupa di distinguere i momenti favorevoli da quelli sfavorevoli per la sua partenza da questo mondo; egli non è minimamente toccato dalle descrizioni che ci danno questi versi.