Srila Prabhupada – Vrindavana Bhajana

Tempio di Rādhā-Dāmodara anno 1958

Srila Prabhupada – Vrindavana Bhajana

Trascrizione fedele da file audio

Traduzione Vrindavana Bhajana e commento di SG Tridandi Das

Tridandi: Allora, Hari Kirtana Prabhu sta chiedendo oggi che è il giorno in cui Śrīla Prabhupāda è partito per l’America, però, secondo il calendario Vaisnava, che è lunare, era il 13 di agosto, perché il calendario lunare corrisponde al 10 di agosto di oggi, e si festeggia questo giorno in cui, per fortuna, Śrīla Prabhupāda è partito, nonostante tutte le difficoltà. Se andiamo a leggere quello che è successo prima, una difficoltà dopo l’altra, ma Śrīla Prabhupāda, con determinazione, per eseguire l’ordine del suo maestro spirituale, alla fine è partito, per fortuna, per fortuna nostra… anche tua eh.

Noi non ci rendiamo conto, oppure se ci rendiamo conto, ci rendiamo conto poco; se non fosse partito, non vorrei essere nei nostri panni se non fosse partito. E allora qui leggiamo quando Prabhupāda era a Vṛndāvana, da solo, ritirato a Vṛndāvana, e dice: in quella atmosfera di Vṛndāvana sto avendo molte realizzazioni. Sentiamo che realizzazioni aveva Prabhupāda, ha scritto questo poema nella lingua bengalese, bengali, mentre viveva da solo, in questa stanzetta, davanti proprio alle porte dell’altare del tempio di Rādhā-Dāmodara.

[a parte] Siete stati? Qualcuno è stato? Hai visto? Solo tu hai visto? Hai visto quella stanzetta? Seduto dentro? Com’era? Tenuta bene, tutta in ordine, pulita? I muri tutti un po’ ancora così, umidi, con quelle macchie; c’è ancora quello scaffaletto di legno con i libri sopra, appoggiati? Praticamente uno sgabuzzino, però aprivi la porta, c’era il piazzale davanti all’altare, dentro proprio il tempio di Rādhā-Dāmodara, dentro già all’ingresso, c’è questo piazzale, davanti c’è il tempio, Quando aprono…

Io mi ero messo d’accordo con il pujārī, volevo come regalo, danno un cambio delle donazioni, danno il flauto, il flauto d’argento che suona Krishna; ero andato in un negozio, avevo fatto fare un flauto nuovo d’argento, avevano promesso di darmi quello che c’era sull’altare vecchio in cambio di quello nuovo. Quello nuovo l’hanno preso, ma quello vecchio non è mai arrivato [Ridendo], si vede che doveva rimanere lì. Prabhupada lì, in questo cortile del tempio li a Vrindavana, dove i Sei Gosvami prendevano il prasadam e discutevano della filosofia Vaisnava. L’ha scritto nel 1958, chi c’era? Solo io? Prima che lasciassero l’America, questo è un poema storico, pubblicato dicembre dello stesso anno nella Śrī Gauḍīya Patrikā, che è una rivista della Gauḍīya Vedānta Samiti, e leggiamo i versi, io li leggo in italiano giusto?

Verso 1

Prabhupada:: Sono seduto qui da solo a Vṛndāvana Dham e con questo sentimento sto ottenendo tante realizzazioni. Ho mia moglie, i figli, le figlie, i nipoti, tutto, ma poiché non ho soldi, tutti loro non sono altro che una gloria senza frutto, una gloria che non ha frutto, inutile. Krishna mi ha mostrato la nuda forma della natura materiale, per la sua forza,

Tridandi: Sri Balarama = Krishna

Prabhupada: per la sua forza tutto mi appare privo di gusto, oggi tutto mi appare privo di gusto. yasyāham anugṛhṇāmi hariṣye tad-dhanaṁ śanaiḥ, Krishna dice gradualmente porto via tutta la ricchezza a coloro verso i quali mostro la mia misericordia e Prabhupāda dice: come ho fatto io a comprendere questa misericordia dell’infinitamente misericordioso?

Tridandi: A volte è tradotto un po’ diversamente, però il senso sarebbe: come ho fatto io a comprendere che questa è tutta misericordia, che Krishna mi ha tolto tutto. Ho compreso che è tutta misericordia di Krishna.

Verso 2

Prabhupada:: Tutti mi hanno abbandonato, vedendomi come senza un centesimo, moglie, parenti, amici, fratelli, tutti. Questa è veramente una miseria, ma mi fa ridere, io sono seduto qui da solo e rido, in questo Maya Saṃsāra, ma chi è che veramente amo? Dove è andato il mio amorevole padre, madre? Dove sono andato a finire adesso? E dove sono tutti i miei anziani, che erano i miei stessi parenti? Chi è che è in grado di darmi notizie a loro riguardo? Ditemi, chi? Chi è in grado di darmi notizie? Dove sono adesso? Tutto ciò che è rimasto di questa vita familiare è soltanto una lista di nomi, solo nomi.

Tridandi: Dico che è molto lungo, quanto tempo abbiamo? Io lo so che è molto lungo. Quanto tempo abbiamo?

Devoto: Possiamo anche continuare finché possiamo. Abbiamo tempo fino alle nove. Alle nove chiudiamo.

Tridandi: Alle nove se leggiamo solo, allora sì, va bene.

Verso 3

Prabhupada:: Come quella schiuma sull’acqua del mare che emerge e poi di nuovo si mescola con l’acqua. Il gioco della Saṃsāra di Māyā è proprio così. Nessuno è madre, padre o un parente personale, nessuno. Proprio come questa schiuma dell’acqua del mare dura per un breve periodo, un attimo. È proprio come quella stessa schiuma sull’acqua del mare, di nuovo si immerge, si mischia di nuovo con l’acqua. Il corpo, fatto da cinque elementi, incontra la distruzione. Quanti corpi l’anima incarnata prende in questa maniera? I suoi parenti sono parenti in relazione solamente con questo corpo temporaneo.

Verso 4

Ma ognuno è parente, caro fratello? Sul piano spirituale sì, questa relazione non è tinta dal cattivo odore di Māyā. Il Supremo Signore è l’anima di tutti. In relazione a Lui, ognuno nell’universo è uguale, è lo stesso. Sono tutti i tuoi parenti, fratello.

Tridandi: Dice proprio così, come a Roma, fratello.

Prabhupada: Sono tutti i tuoi parenti. Tutti i miliardi di anime, di Jīva, quando sono viste in relazione a Krishna, tutte sono in armonia. Ma, dimenticando Krishna, i desideri della Jīva, l’anima, per la gratificazione dei sensi, come risultato, l’entità vivente viene fermamente afferrata da Māyā, afferrata da Māyā. Stretta, viene stretta.

Verso 5

:Come risultato delle attività passate, quell’entità vivente assume differenti tipi di corpo. Assorto in quel vestito, dimentica Krishna, Śrī Hari, e rimane così, senza memoria di Krishna. Perciò, Māyā gli dà così tanti tipi di miserie, infligge su di lui tanti tipi di miserie. E nonostante vada sotto l’acqua, su e giù, su e giù, in questo oceano di miseria, — un momento sotto, senza fiato, un momento sopra, così, — nonostante questo, pensa di essere felice. Sdraiato lì sul letto, che soffre enormemente, malato da tanto tempo, dice: “oh, oggi sto molto bene”, ridendo dice: “sto molto bene”. E io rido di questo suo dire, mi sento molto bene. E questo è il modo con cui l’anima condizionata da Māyā si sente “bene”, tra virgolette.

Verso 6

Quanti piani hanno fatto per rimanere bene, ma il tempo, ripetutamente, ripetutamente…, la natura distrugge tutti quei piani. Quella è la Māyā del Supremo Signore. Cercate di comprendere esattamente il significato del loro “mi sento bene”. Nessuno sta bene nell’intero mondo, ciò nonostante loro dicono di stare bene. Ed è in questa maniera, così, che Māyā imbroglia, inganna l’anima condizionata. Ma ignorando il fatto che è ingannato, rimane assorto in Māyā, e nonostante Māyā lo prenda a calci continuamente, quell’entità vivente non abbandonerà questo suo errato concetto. “No, sto bene”, nonostante venga presa a calci ripetutamente.

Verso 7

Ancora e ancora, ripetutamente fa piani e poi ripetutamente questi piani vengono distrutti. A volte cade sulla terra arida, asciutta. A volte nel fango. E in questa maniera l’universo è pieno di jīva, anime spirituali vaganti che vagano. Che finalmente… Chi? Lui, quell’entità vivente. Finalmente per la grazia di Guru e Krishna ottiene Bhakti, quella eterna ricchezza. Guadagnando quella ricchezza, se queste entità viventi, queste anime, possono abbandonare ogni altro tipo di ricchezza, allora molto facilmente superano, attraversano l’oceano del samsāra. Lì dall’altra parte ci sono un numero incredibile, senza uguali, di varietà spirituali. E c’è gioia nell’eterna felicità e pace.

Verso 8

Il pazzo dice: “oh lì tutto è privo di forma, senza qualche particolare fattezza, una specie di nulla. Il pazzo dice così, il pazzo.” In realtà no, egli, Krishna, è di fatto la dimora, il magazzino di tutti i gusti spirituali, rasa vai ṣah. E colui che sa, il conoscitore intelligente, che conosce questi sapori, questi gusti spirituali, lo serve diventando suo subordinato. Śānta, dāsya, sakhya, vātsalya, questi sono i gusti, rasa. E fra tutti il migliore è mādhurya, è l’essenza di tutti questi gusti messi insieme. Ma nel mondo spirituale tutti questi gusti, tutti questi sapori sono apprezzabili, gustabili. Mentre i gusti nel mondo materiale sono solo delle ombre, dei riflessi. E sono tutti spregevoli, contemptible.

Tridandi: Contemptible, sono le parole inglesi eh? spregevoli.

Prabhupada:

Verso 9

Chi adora Krishna è clever, intelligente.

Tridandi: Chi adora Krishna è intelligente, quindi chi non lo adora non è intelligente.

Prabhupada: Ma chi adora Maya è un poveraccio, è un disgraziato, è uno che è privo di tutto. Diventando così una persona si impegna in passatempi temporanei, senza conoscenza della vera relazione delle cose. Egli diventa soltanto legato, stretto nel nodo di Maya. Arjuna e Duryodhana entrambi hanno combattuto la stessa guerra, ma Arjuna era il miglior devoto e Duryodhana è morto. Sullo stesso campo di battaglia colui che è caro e colui che invece è detestabile. Chi è intelligente sarà in grado di comprendere, quindi chi non comprende…

Verso 10

Colui che combatte la guerra della vita, conoscendo la sua vera relazione,

Tridandi: Qui la relazione con Krishna, si parla della relazione con Krishna.

Prabhupada: Colui che combatte tutta questa guerra della vita, ma conoscendo la propria vera relazione, rimane in vita, mentre tutti gli altri periranno. Colui che non conosce la propria relazione e che prende un’altra strada, diversa, mai otterrà, raggiungerà amore per Dio, verso Dio, e tutta la sua intera vita è inutile. Prima comprendi in maniera appropriata la tua relazione con Krishna, e poi mantenendo quella relazione con Krishna sempre davanti a te, vai e combatti contro Maya. Altri che non fanno così, tutti questi eroi di jñāna, filosofi, e karma, attività pia, mai ottengono la liberazione, per loro tutto è incerto.

Verso 11

Solo di nome erano grandi personalità sobrie e non influenzate, uomini non influenzati da Maya. Tutti loro erano senza pace veramente, irrequieti, desiderando la liberazione, la gratificazione dei sensi o i poteri mistici, tutti loro hanno avuto sensi fuori controllo, incontrollati. I sensi, quando sono fuori controllo, incontrollati, non rispondono alla potenza dello yoga. Per quanti yogi e muni ci siano stati, sempre i loro sensi sono rimasti indipendenti, non sotto controllo. Senza servire il maestro dei sensi,

Tridandi: om hṛṣīkeśāya namaḥ (Quando si applica il tilak, il 10 putno è om hṛṣīkeśāya namaḥ.)

Prabhupada: …senza servire il maestro dei sensi, non può esserci il controllo dei sensi. Tutti sono tornati a attività materiali dopo un breve periodo di pace

Tridandi: significa sono tornati ad attività materiali, cioè aprire ospedali, aiutare i poveri, praticamente sarebbe, se comprendiamo non come metafora spirituale, sarebbe da dar mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi, curare gli infermi, sono tutte attività pie, ma materiali. Quindi siccome questi trascendentalisti non si sono impegnati a servire i sensi di Krishna, dopo un po’ di tempo sono tornati in Maya, come grandi persone molto magnanime, però Maya, questo succede.

Prabhupada: Dopo un breve periodo di pace sono tornati ad attività materiali, attraverso la pratica dello yoga mai nessuno ha ottenuto il controllo dei sensi.

Tridandi: Eppure noi pensiamo gli yogi hanno controllo… gli yogi…. No, perché poi non reggono.

Prabhupada: … e questo è spiegato in maniera molto estesa nei Veda e nei Purāṇa.

Verso 12

Facciamo l’esempio, Viśvāmitra, Viśvāmitra Muni seduto sull’asana dello yogi, così, ha però desiderato la pura bellezza, Śakuntalā, ed è così, in questa maniera gli yogi cadono, e se cadono gli yogi, che dire dei jñāni, filosofi, e i karmī, — lo dico eh, è scritto –, i karmī sono soltanto tutti asini, sono asini e soffrono sotto ogni aspetto. Colui verso cui Krishna è misericordioso, e gli dà le sue istruzioni, diventa fortunato tanto quanto Arjuna, ma colui che va a combattere per la propria felicità,

Tridandi: Quella propria o quella dei suoi, “io e mio”, la mia famiglia…

Prabhupada: … chi combatte per questo è come Duryodhana, morirà, lui muore insieme a tutta la sua famiglia.

Verso 13

Colui che sempre combatte a favore di Krishna, per conto di Krishna, per lui la ricchezza, il potere, la conoscenza, tutto è alla sua portata. Comprendi bene il messaggio della Gītā, della Bhagavad Gītā, comprendilo in maniera appropriata, e otterrai il servizio a Krishna, e adorerai Śrī Hari. I devoti sono dotati di tutte le qualità, tutte le buone qualità, quindi per loro che significato ha la non violenza, oppure essere liberi dall’ira…

Tridandi: Quando andiamo a distribuire i libri dire: questi libri sono l’arte di non arrabbiarci mai. I nostri libri non insegnano l’arte, quelli di Prabhupāda, non insegnano l’arte di non arrabbiarsi mai, insegnano l’arte di come arrabbiarsi nel modo giusto, arrabbiarsi nel modo giusto, come Arjuna, che Krishna non voleva combattere, era buono buono e Krishna lo ha incitato, lo ha sollecitato a fare cosa? A adirarsi verso l’esercito opposto, se non sei adirato non puoi combattere, non puoi combattere, śāntiḥ, śāntiḥ, in pace, no no, ci vuole quell’ira, voler punire l’altra parte, forte, un’ira funesta.

Devoto: è vero che, soprattutto a Roma che rispondono proprio per le rime, io già non mi arrabbio, io non mi arrabbio.

Tridandi: Invece non è l’arte, quando gli dai libri, l’arte di non arrabbiarsi mai, e loro dicono: non mi serve, io già non mi arrabbio. Invece no, questa è l’arte di arrabbiarsi per la giusta causa, va bene, quindi dice, per i devoti dotati di tutte le buone qualità, per loro che senso ha dire, parlare di non violenza o libertà dall’ira, non ha senso dice Prabhupada.

Verso 14

Śrī Hari insegna alle entità viventi attraverso i suoi devoti, così insegna, e uno di tali aiutanti è Partha, Arjuna, che si è comportato proprio come un’anima condizionata, come una persona confusa.

Tridandi: Era questo fratello dei Pandava, violenza verso i suoi parenti, e poi godere del regno, ma questa, “diceva Arjuna”, come può questa essere felicità? E Arjuna ha mostrato questo lamento, Prabhupada: questo pensiero, diceva Partha, era tutto dehatma buddhi, identificazione con il corpo, uno che è kṣatriya, abbandona ogni affetto per la sua famiglia quando va sul campo di battaglia, lì non sta a pensare nel sentimentalismo.

Verso 15

Krishna vedendo la sua illusione lo ha rimproverato, rimproverato in maniera pesante,

Tridandi: Rimproverato in maniera pesante, non ha detto eh ma no birboncello, ha detto tu sei uno stolto, parli come se fossi un erudito invece non capisci niente, sei il primo fra tutti gli stupidi, così lo ha rimproverato, non con delicatezza.

Prabhupada: Perciò Arjuna accettò a quel punto la posizione di discepolo di Krishna, e diventando un discepolo ha ascoltato la Bhagavad Gītā e tutta la sua ignoranza si è dissipata, così come anche il suo incatenamento materiale, il suo legame materiale, questo suo attaccamento, questo legame materiale è stato tagliato, però non si è vestito da sannyāsi, ed è così che coloro che sono uomini di famiglia comprendono il significato della Bhagavad Gītā, così. La perfezione dei mantra, di questo mantra, kariṣye vacanaṁ tava.

Tridandi: significa sono tuo discepolo, accetto come verità tutto quello che tu dici, punto, senza discutere. Vaca, questo significa, giusto? Significa questo. kariṣe vacanam tava, vacanam tava le tue parole.

Prabhupada: Perciò la guerra che Arjuna ha combattuto ha portato un incremento della sua fama, è diventato famoso perché ha combattuto questa guerra per Krishna,

Verso 16

Il Vaiṣṇava non ha desiderio, tutti i Vaiṣṇava cantano il japa sulle loro corone…, “ma che razza di Vaiṣṇava è questo Arjuna che lo troviamo lì, nel mezzo del samsāra, lì nella guerra? Il Vaiṣṇava, libero da ogni dualità, semplicemente canta il japa sulla sua corona.” Dicono così coloro la cui mente mangia le banane.

Tridandi: [Ride] Sarebbero le scimmie, la cui mente è come la mente delle scimmie, così dicono quelli la cui mente mangia le banane, è scritto così. Qui, Prabhupada, ha scritto nella lingua bengali, questa è una traduzione di qualcuno; bengali non è, non è scritta in inglese, però rende l’idea perfettamente.

Prabhupada: Così dicono coloro la cui mente mangia banane. Il Vaiṣṇava è privo di desiderio, amichevole per natura, ma non è un mollusco, un deboluccio così, senza forze, come le persone sciocche possono pensare, oppure come le persone possono scioccamente pensare. In due grandi guerre dell’India, due grandi personalità, entrambi leader, capi fra i Vaiṣṇava, e sono stati vittoriosi, hanno vinto.

Verso 17

Per il desiderio di gratificazione dei suoi propri sensi non voleva combattere.

Tridandi: Allora, no, riferito a una persona che è un Vaiṣṇava. Però…, come questi che dicevano prima: il Vaiṣṇava non va in guerra, canta, japa, śānti śānti, “Hare Krishna”, quelli che fanno così. Dice: per questo fanno così, per desiderio di gratificazione dei propri sensi, non vanno in guerra, però vengono conosciuti come grandi, tutti li conoscono come Vaiṣṇava.

Prabhupada: Coloro che non vedono i veri Vaiṣṇava, che non li vedono, che non sanno comprendere chi siano i veri Vaiṣṇava, dicono che un Vaiṣṇava è inattivo, sta fermo, canta Hare Kishna e basta. Ma il Vaiṣṇava è sempre attivo al servizio del Signore.

Tridandi: Come ha detto quello con la barba, quello di Fratellanza Bianca Universale, come si chiama? Alessio. Alessio ha detto: ho capito, diciamo, non basta soltanto essere così nel pensiero, no? Amore, amore… No, è azione. Amore è azione, agire. Hai sentito che ha detto prima di andare via?

Devoto: Sì, sì, alla fine.

Prabhupada: Il Vaiṣṇava è sempre attivo al servizio del Signore. I kaniṣṭha adhikārī, senza vita, non svolgono alcun servizio. Solo per adorazione, profitto, prestigio, rimangono lì in quel loro luogo solitario, cantano “Hare Krishna, Hare Krishna”. Nityānanda Prabhu, che è adorabile da tutti i Vaiṣṇava, ha subito una ferita, è stato colpito. Eh, lo ha ferito proprio, l’ha ferito. Ciò nonostante ha continuato a distribuire questi frutti dell’amore per Dio, uno dopo l’altro.

Verso 18

Gaura Hari arrivò lì sul posto di corsa con il cakra nella sua mano. Cakra, cakra Sudarśana.

Tridandi: Il verso proprio della Caitanya-caritāmṛta. C’è scritto: cakra, cakra Sudarśana. Śrī Caitanya, un devoto, sempre a sentimento di Rādhārāṇī, quando ha sentito che Nityānanda era stato colpito, è arrivato di corsa invocando il Sudarśana-cakra per tagliargli la testa.

Prabhupada: Gaura Hari è arrivato di corsa con il cakra nella sua mano per punirli. Dopo questo, quegli odiatori di Vaiṣṇava furono sottomessi, si sono sottomessi. Il Signore ha mostrato l’esempio, Lui stesso, per insegnare alle anime. Quindi, chi svolge, chi compie nirjana-bhajana,

Tridandi: ovvero chi adora Krishna nel proprio cuore — quindi: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna — sta sempre fermo lì e basta così.

Prabhupada: semplicemente sta imbrogliando sé stesso, ingannando sé stesso. Il mondo adesso è diventato pieno di Jagāi e Mādāi. Questa Nityānanda-vaṁśa, questa stirpe di Nityānanda, ha incrementato il suo seguito di discepoli, ma solo mangiare, dormire, indossando il vestito da devoto, rimanendo però senza curarsi così, senza curarsi di tutti gli altri, non è appropriato per i Vaiṣṇava rimanere così privi di compassione.

Verso 19

Śrīla Cakravartī Ṭhākura dice nel suo Mādhurya-kadambinī, osservate le sue conclusioni e quale sia il suo giudizio: il servizio devozionale è privo di causa, si manifesta da solo, manifesta se stesso da solo, ma l’eternamente perfetta sostanza è sempre coperta. Per questo il madhyama-adhikārī diventa compassionevole, pieno di compassione, e dà misericordia alle anime innocenti risvegliando in loro la devozione. Il Supremo Signore

Tridandi: Queste due righe che vengono adesso sono la chiave di tutto.

Prabhupada: Il Supremo Signore agisce in accordo alla volontà dei Vaiṣṇava. Per questo, per la misericordia dei Vaiṣṇava, coloro confusi come noi, le anime condizionate, possono risvegliarsi.

Tridandi: Solo per questo: perché lo vuole il puro devoto. E allora anche Krishna lo accetta, lo vuole. “Liberali, per favore.” Infatti, nella Mārkāṇḍeya Bhāgavata-dharma, Prabhupada dice così a Krishna, gli dice: il mio desiderio è che tutti loro vengano liberati da questo peso dell’esistenza materiale. E poi dice: se anche tu lo desideri…, se anche tu lo desideri, liberali. E qui dice che Krishna si muove in accordo ai desideri del suo puro devoto. Perciò il puro devoto pensa: io non posso darti un ordine, quindi se tu lo desideri, io desidero che vengano liberati. Se anche tu lo desideri, liberali. Però sappiamo che Krishna, quando il puro devoto desidera, Krishna non si tira mai indietro, ubbidisce immediatamente. Si mette al servizio del puro devoto. E siccome Prabhupada ha desiderato, eccoci qui. Se solo riuscissimo a capirlo bene, veramente, quanto sarebbe tutto più facile, no?!

Verso 20

Prabhupada: I Vaiṣṇava possono risvegliare l’intero mondo dormiente, addormentato. Per la loro misericordia, i peccaminosi, i peccatori — tutti i peccatori — possono diventare devoti. Per questo i Vaiṣṇava non svolgono nirjana-bhajana.

Tridandi: Nirjana-bhajana è l’adorazione di Krishna all’interno del cuore, internamente. Non così. I Vaiṣṇava no, non fanno così. Quindi, siamo attenti a non cadere preda di coloro che invece dicono che è questo che dobbiamo… non cadiamo preda di quell’errore. Non fanno così. Poi alla fine lo dice, perché alla fine, alla fine, alla fine.

Prabhupada: Questo è il metodo ingannevole del mondo attuato dai kaniṣṭha-adhikārī, i devoti che sono materialisti. kaniṣṭha-adhikārī. Tutti questi grandi, famosi Vaiṣṇava erano tutti riuniti nell’assemblea, e questo Padri Sahib

Tridandi: Padri perché era un missionario, quindi è scritto Padri, ma Padre, sarebbe Padre come si dice ai missionari. Questo Padre Sahib — Sahib perché è un termine onorifico verso questi occidentali che arrivavano, Sahib, Sahib — Padri Sahib sarebbe questo missionario che è arrivato lì, in questa assemblea di grandi, grandi Vaiṣṇava, tutti pieni d’amore per Krishna. Ma sentiamo che dice eh. Ma gli ha chiesto — è arrivato lì per incontrarli — e gli ha chiesto, ha posto domande al riguardo dei līlā di Krishna, i passatempi di Krishna a Vrindavana, dove il culmine è quello della rāsa-līlā. Ma: “questo Krishna che danza con le gopī, con le mogli di altri, non è proprio una persona, giusto? Non è una personcina per bene uno che fa così, giusto?

Prabhupada: Ha posto queste domande a questi grandi Vaiṣṇava lì riuniti…. Ma quell’associazione di venerabili Vaiṣṇava non è stata in grado di illuminarlo su quale fosse la vera e propria verità, la verità così com’è.

Tridandi: Non sono stati in grado di fargli comprendere che non c’è nulla di materiale e che Krishna, la Persona Suprema, non può essere toccato da contaminazione: Lui decontamina tutto, semmai. Non sono stati in grado, tutti questi grandi, famosi Vaiṣṇava, questi amati, tutti riuniti, tutti pieni di adorazione per Krishna nel loro intimo, interiormente, non sono stati in grado.

Verso 21

Prabhupada: l kaniṣṭha-adhikārī non comprende queste scritture. In questo… situato in questo falso — falso perché è sbagliato — orgoglio, deve stare lì da solo, meditazione da solo, semplicemente va a caccia di chapati e dhal, perché la gente gli porta i chapati, gli porta i dhal da mangiare. Sai quante ne abbiamo viste di questi sannyāsī in India? Stanno in giro: chapati, chapati… Vestono sannyāsī, così la gente gli dà chapati. Sapete tutti cosa sono i chapati? Tutti? Tutti, ok.

Devoto: L’altro giorno stavamo leggendo, Prabhupada, una lezione, parlava di Raghunātha dāsa Gosvāmī, che all’inizio aveva il padre che era molto ricco e gli dava…. Dopo, a un certo punto diceva: “Non accetto più”. Allora si mise lì, alla porta del tempio di Jagannātha, ad accettare il prasadam, e poi neanche quello, perché si sentiva una prostituta a fare così.

Tridandi: Ecco infatti, infatti diciamo che l’immagine che uno può avere è proprio quella. Non sono grandi i Vaiṣṇava. Stiamo attenti. Andiamo in India tutti, meglio per non sbagliare, però è meglio mantenere un atteggiamento rispettoso ma a distanza, senza andare troppo a sentire, senza essere coinvolti.

Prabhupada: Il nostro maestro spirituale, Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī, il nostro maestro spirituale, ha detto che questi sono tutti kaniṣṭha, kaniṣṭha-adhikārī, tutti materialisti. E adesso, dice Prabhupada: “Posso comprendere la verità di quello che egli ha detto.”

Tridandi: C’è un rimprovero verso altri.

Prabhupada: Una persona che è ben ferrata nelle scritture e che ha una fede irremovibile, forte, è un uttama-adhikārī, e può liberare il mondo intero. Egli può liberare il più caduto, e diventa famoso in tutto il mondo perché è uttama-adhikārī, è in grado di liberare anche l’anima più degradata, più caduta, ed è famoso in tutto il mondo.

Tridandi: E Prabhupada dice: “Adesso salva questa anima caduta”, e così diventa veramente famoso. Come dire: più caduto di me non c’è nessuno, e quindi diventa veramente famoso.

Verso 22

Prabhupada: Nel Kali-yuga le jīva sono tutte cadute e tutti sono i più bassi dell’umanità. E si vede che loro non sono in grado di comprendere, osservare, le varie differenti attività di Krishna. Il Supremo Signore Gaurasundara è il più magnanimo, e le sue istruzioni sono tutte piene di nettare. Chi ha preso nascita nella terra di Bhārata.

Tridandi: Bhārata, perché l’imperatore Bhārata una volta governava tutto il pianeta, e quindi tutto il pianeta era chiamato Bhāratavarṣa. Poi, dopo, gradualmente questo nome si è ristretto a quella che adesso viene chiamata India. Una volta tutto il pianeta era Bhāratavarṣa.

Prabhupada: Coloro che hanno preso nascita nella terra di Bhārata dovrebbero impegnarsi in attività di beneficio per tutti in accordo alle sue istruzioni, del Signore Caitanya. Il līlā, cioè il divertimento del Supremo Signore, era quello di gustare questo sentimento, questo gusto nettarino nella nirjana.

Tridandi: Nirjana-bhajana significa all’interno del proprio cuore, cioè interiormente gustare. Questo significa nirjana-bhajana, cioè l’adorazione che avviene interiormente, nel cuore. C’è Krishna, c’è il mondo spirituale, ci sono tutti i passatempi di Krishna, tutto lì, e quindi questo è Caitanya Mahāprabhu, questo è il suo passatempo: gustare quel sentimento. Ma non è il gioco dei Vaiṣṇava, cioè non è che i Vaiṣṇava debbano imitare queste attività. Una cosa è seguire le istruzioni, un’altra cosa invece è imitare. Imitare lo fanno le scimmie. Una volta stavo nel Kusuma-sarovara — dove c’è quella costruzione, per la regina, fatta costruire, con tutti quei gatti, dove ci sono le tartarughe giganti che uno si tuffa a fare il bagno con il rischio di… — e c’era un sadhu, tra virgolette, che stava lavando il proprio doti, quattro metri più in là c’era una scimmia con uno straccio che faceva… seguiva esattamente le stesse mosse. [ridono] Imitava: li metteva nell’acqua, e allora la scimmia andava, li metteva nell’acqua, guardava, imitava, guardava, imitava. Allora: Śrī Caitanya non va imitato, vanno seguite le istruzioni. Sono le scimmie che imitano. Allora è diverso. Quindi, questo adorare Krishna con tutti i suoi passatempi, i suoi divertimenti, specialmente quelli intimi — Krishna con Rādhārāṇī — adorare quei passatempi di Krishna, Krishna in quella forma all’interno del proprio cuore, interiormente, nella meditazione, non è attività di Vaiṣṇava. I devoti non fanno così. Non imitano questi passatempi. Questo passatempo di Śrī Caitanya, cioè questa adorazione interiore, non lo imitano.

Verso 23

Questo servizio trascendentale in realtà non può essere gustato da coloro che non sono Vaiṣṇava. Nel corpo materiale una persona non può gustare questo nettare trascendentale. Una persona che ha questo concetto materiale dove pensa che il corpo sia se stesso — “Io sono il corpo” —

Tridandi: Noi qui, se non altro, la maggior parte l’hanno capito, no? Che non siamo il corpo, abbiamo capito? Anzi, se dobbiamo anche confrontarci con qualcuno che dice qualcosa che si oppone a questa comprensione, siamo anche in grado di sconfiggere i suoi argomenti. Quindi, l’abbiamo capito. Bene. Giusto? Ma viviamo quella condizione, la viviamo proprio? Anche quando pensiamo “non sono il corpo” noi spesso ci soffermiamo a “non sono il corpo di carne e ossa”, ma non è quello il corpo che ci imprigiona. Da quando qua il corpo di carne e ossa imprigiona l’anima? Come può? Fatemi capire: come può il corpo di carne e ossa imprigionare l’anima, dai. Siamo prigionieri del corpo? La liberiamo? Liberiamoci. Ma che ci vuole a liberarsi del corpo? Tanto difficile? Eh? È difficile liberarsi del corpo di carne e ossa? Che ci vuole? Eh, sali sul tetto, ti butti giù a testa sotto, sai nuotare? No? Buttati dentro l’acqua alta e risolvi. È facilissimo liberarsi del corpo, tanto è vero che poi comunque il tempo ce ne libera, quando lasciamo il corpo. Passa un certo periodo di tempo e lasciamo il corpo. Allora, siamo tutti liberati quando lasciamo il corpo? NO. Quindi non è il corpo di carne e ossa che ci lega. Allora qual è il corpo che ci lega?

Ospite: La mente?

Tridandi: Corpo sottile, di cui la mente è uno dei componenti. Certo. La mente è il veicolo che ci trasporta da un corpo grossolano all’altro. Ma il corpo sottile — mente, intelligenza e falsa idea che noi abbiamo di noi stessi — noi non siamo quello che pensiamo di essere. “Io sono qui dentro questo corpo, ma sono questo, mi conosco, so chi sono, so quali sono i miei pensieri, le mie opinioni, i miei gusti, i miei desideri, la mia personalità, le mie caratteristiche… lo so.” Eh quello non siamo noi. Quello si chiama “falso ego”. Non è vero. Ci identifichiamo in maniera sbagliata, è quello che ci lega. L’abbiamo capito. Anche questo abbiamo capito. Ma viviamo come se l’avessimo capito? Pensateci… Hai degli attaccamenti a cose materiali? Sì? Allora no.

Hai desideri ancora che riguardano l’idea di piacere che abbiamo in questo mondo materiale? Sì? Allora no, non l’abbiamo capito. Possiamo averlo capito a livello dell’intelletto, ma non siamo ancora giunti allo stadio, quello brahma-bhūta. Possiamo comportarci cosi, come se fossimo giunti a quello stadio ma solo e soltanto unicamente perché seguiamo le istruzioni di Srila Prabhupada. Se noi seguiamo le sue istruzioni, viviamo quel tipo di realizzazione. La viviamo, ma non ne siamo consapevoli. Prenderne consapevolezza completamente, quella si chiama “coscienza di Krishna”. Allora qui dice che finché si è in quella condizione — di cui stiamo discutendo — non si può gustare questa nettare trascendentale. Non si può.

Abbiamo un’idea errata di cosa sia il gusto, il piacere. Sbagliamo. Non è quello il giusto intendimento, e non può gustare chi ha questo concetto del corpo come se fosse se stesso. Non può gustare questo sapore nettarino, spirituale. Ma coloro che invece hanno il concetto di Vaiṣṇava in termini di nascita — se sei nato in una famiglia Vaiṣṇava — sono molto sfrontati quando si giunge al punto di gustare questi līlā del Signore, questi divertimenti, specialmente quelli di Vṛndāvana: Krishna, le pastorelle, le gopī, Rādhārāṇī, guarda quanti bei dipinti ci sono là. Sono sfrontati a dire — e qui Prabhupāda fa un esempio; chi non lo sa, lo può capire perché non conosce la storia — però dice: come quell’impiegato all’ufficio postale, un Gosvāmī di casta.

Gosvāmī di casta significa che appartiene a una famiglia di Gosvāmī per tradizione, quindi automaticamente diventa Gosvāmī. Gosvāmī significa “controllore dei sensi”, svami significa “maestro” gos significa “sensi”. Allora, per tradizione, se nasce in quella dinastia, sei un Gosvāmī. Gosvāmī di casta, che è un impiegato in un ufficio postale — che comunque all’epoca l’impiegato in un ufficio postale era qualcuno, rappresentava un ufficio postale, quasi come un rappresentante di uno Stato — i babājī, tutti questi adoratori nell’interiorità di Krishna, i suoi passatempi, i babājī, se uno va a Vrindavana, sul Radha Kunda è pieno di questi babājī… “Servizio spontaneo! Amore per Krishna spontaneo!” Non il sādhana-bhakti, non la pratica che facciamo noi, seguire i principi… no. È tutto spontaneo. È tutto amore, amore. I babājī, tutti questi babājī andavano tutti lì di corsa da questo impiegato delle poste, Gosvāmī di casta, a fargli gli omaggi. Tutti lo omaggiavano, diciamo.

Verso 24

Prabhupada: Quel Gosāi Ṭhākura, cioè quel Gosvāmī, nutre molto orgoglio nella sua nascita: “Io sono un Gosvāmī di nascita.” Molto orgoglioso della sua nascita. Per il fatto di essere nato. Questo orgoglio che Nityānanda Prabhu ha fatto a pezzi, l’ha proprio demolito. E Prabhupāda dice: io vedo tutte queste cose che accadono a Vṛndāvana, le vedo. Perciò mi rendo conto che c’è del lavoro da fare qui. Dice Prabhupāda: mi rendo conto che qui c’è del lavoro da fare. I prakṛta-sahajiyā — che sarebbero questi devoti scimmia, che dicevamo prima, che imitano — tutti commettono adulterio, si prendono la moglie di qualcun altro e poi vanno a gustare questi passatempi trascendentali, līlā trascendentali di Krishna, a Vṛndāvana. Prabhupāda dice: mia cara mente, mia cara mente, per favore, pensa sempre così: “No, questa non è Vṛndāvana”. Così diceva Prabhupāda. E dice: ricordati i piedi di loto dei sei Gosvāmī.

Verso 25

I sei Gosvāmī sono venuti e hanno predicato la vera vita religiosa, hanno salvato proprio, salvato il processo, la pratica del servizio devozionale, e lo hanno fatto per ordine del Signore Caitanya. Il Signore Caitanya ha detto: “Rimettete a posto tutta questa schifezza che si è creata.”

Tridandi: Nel ’78 sono andato in India, lì a Vṛndāvana, l’ho visto con gli occhi miei questo. Gli stessi occhi, ho visto queste cose accadere lì, a Vṛndāvana, di questi pseudo Vaiṣṇava: doti, testa rasata, tilak perfetto… diciamo materialisti grossolani proprio, comportamento anche in pubblico. E dice Prabhupāda: loro sono — i Gosvāmī dice — sono tutti eternamente associati perfetti del Signore, e sempre ricordano Rādhā e Krishna. Semplicemente ricordandosi di loro, ricordando loro i Gosvāmī, tutti i peccati delle anime condizionate vengono spazzati via, Semplicemente pensando ai piedi di loto dei sei Gosvāmī tutto lo schifo accumulato da tempo immemore viene spazzato via dal cuore. Il cuore significa non qualcosa di sentimentale, il cuore è un muscolo pieno di sangue, perché dentro qui, all’altezza del cuore, dentro il corpo, lì siamo noi, c’è l’anima e c’è Krishna, quindi la mente è il corpo sottile che avvolge l’anima qui, infatti quando uno ha un’emozione forte non fa ohhh (toccandosi la testa)… Uno fa Ohhh che emozione, e senti il tuffo al cuore, si sente, è per questo che diciamo il cuore, perché è lì che c’è la mente, lì dentro, che avvolge l’anima spirituale, noi che siamo lì, e c’è anche Krishna insieme a noi.

Prabhupada: Ma se una persona cerca di imitare i sei Gosvāmī di Vṛndāvana, imitare il loro comportamento indossando il loro stesso abito, il loro modo di vestire, i Gosvāmī e le caratteristiche, imitare quelle caratteristiche, diventa uno…, diventa un giocattolo nelle mani di Māyā,

Tridandi: Māyā gioca, ci gioca, gli fa fare quello che vuole, bene?

Prabhupada: E non è in grado di attraversare l’oceano materiale, non lo può attraversare. Prabhupāda dice: predicate sempre, l’ho potuto esclamativo, sempre, predicate, cioè diffondete coscienza di Krishna da porta a porta, nelle case dove sono le jīva, andate di porta in porta, di porta in porta, predicate, e come risultato della vostra predica, del vostro predicare, la vostra vita avrà successo, otterrà il successo, avrete successo nella vostra vita andando a predicare di porta in porta, nelle case delle anime condizionate.

Tridandi: Sankirtan, fanno i devoti, che fanno i devoti? Di porta in porta portano. Cosa portano? Portano i libri di Prabhupāda, i libri portano, Prabhupāda che parla, che è Caitanya che parla, che è Krishna che parla, la paraṁparā,

Verso 26

Prabhupada:Śrī Dāyitā dāsa Prabhu, — che è Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī Mahārāja, il maestro spirituale di Śrīla Prabhupāda, è lui, Dāyitā dāsa Prabhu, — ha dato questa istruzione: cantate Hare Krishna a voce alta, forte, a volume alto, questa è la mia vera iniziazione, questa è la mia iniziazione.

Tridandi: cantate Hare Krishna forte, non soltanto Hare Krishna Hare Krishna… (lo dice con voce molto bassa), no, no, proprio molto forte: Hare Krishna! [A parte] Come fa lui [riferito a qualcuno fra gli ospiti], lui che ha un amplificatore incorporato qua dentro. Stavamo sopra sopra, loro non si sentivano per niente, c’era solo la voce tua che arrivava dappertutto, forte così, cantate forte. E poi dice: questa è la mia iniziazione.

Prabhupada: …questa è la mia iniziazione. Il kīrtana non è soltanto mṛdaṅga, kartāla, no, il suono del kīrtana non è questo sistema moderno. Qualunque cosa favorevole al servizio devozionale è tutto Mādhava, Krishna, e l’unico gaudente, l’unico goditore di tutti e tre i mondi, è Yādava, — che è un altro nome di Krishna, sempre Krishna. — Invece la gioia, l’orgoglio di Māyā che dice: questi suoni della radio,

Tridandi: cioè queste musiche, canzoni della radio, le notizie, i notiziari, radio… siamo negli anni in cui la radio era lo strumento principale, e ancora oggi c’è la radio, anche con internet ancora c’è la radio, anche dopo la televisione ancora c’è la radio. Noi abbiamo ancora Radio Krishna Centrale appunto perché ancora c’è la radio, dagli anni ’70 che c’è Radio Krishna Centrale.

Prabhupada: Questa radio, questa diffusione di questi suoni materiali, notizie materiali, questo è l’orgoglio di Māyā, e dice: distruggete tutto questo, distruggete tutte queste cose con un kīrtana potente.

Tridandi: Cioè il suono del kīrtana deve coprire tutti questi suoni della radio del mondo materiale.

Verso 27

Prabhupada: Māyā è tutti questi quotidiani, giornali, riviste. Predicate, predicate questa cosa, ditelo, e tutto il mondo, seduto da solo nella tua stanza urlando “Hare Krishna Hare Krishna” nella tua stanza così, al massimo incrementi la secrezione della tua bile, — potrai digerire meglio magari quello che mangi, — ma neanche in dieci milioni di nascite sarai in grado di soddisfare Śrī Hari.

Tridandi: Quanto c’è da imparare! Neanche in dieci milioni di nascite! Puoi andare avanti a fare questo ma…

Prabhupada: Venite fuori dalle vostre gabbie, smettete di obiettare!

Tridandi: E qui sappiamo a chi si riferisce: altri devoti che come lui hanno ricevuto questo ordine. Smettete di discutere, smettete di dire “eh ma no, andare a predicare, così ti contamini”, tante obiezioni si sollevano una dopo l’altra. “No, nel tempio, adorazione di divinità nel tempio, poi nel cuore cantiamo…” No! Uscite dalle vostre gabbie, queste sono gabbie. La gabbia è una prigione. Uscite fuori, smettete di sollevare obiezioni.

Prabhupada: Tutto appartiene a Śrī Hari e Śrī Hari appartiene a tutti, — cioè tutto appartiene a Krishna e Krishna appartiene a tutti e per tutti, non soltanto per l’élite. – Cantante Hare Krishna, il mantra del Krishna, forte, a volume alto. Svolgendo un tale kīrtana automaticamente si risveglierà il ricordo, che sarà il ricordo, il ricordo di Krishna. Quella è la coscienza di Krishna: il ricordo di Krishna. Tutto qui, automaticamente. E allora, a quel punto lì, nirjana-bhajana, questa adorazione nel cuore avverrà spontaneamente.

Fine e inizio commento SG Tridandi Das

Tridandi: Non che tu lo devi fare come pratica. Non è una pratica quella di svolgere puro servizio devozionale spontaneo, questo amore per Krishna…, no, non è una pratica, quella si manifesta automaticamente seguendo le istruzioni di Śrī Caitanya Mahāprabhu: Harināma, kīrtana, e ancora più forte dell’Harināma, quello quando uno va a cantare con mṛdaṅga, amplificatore, ancora più forte, che arriva ancora più lontano, è la distribuzione dei libri. L’Harināma a Roma, con tanto di eco dei palazzi, un quartiere di Roma è tutta l’Umbria, 800 mila abitanti, neanche un quartiere, due vie, un isolato. Invece con i libri va dappertutto. Questo è kīrtana, saṅkīrtana vero e proprio, dappertutto, anche nei posti più impensabili uno li trova. [A parte] Abbiamo finito? Adesso possiamo parlare un po’, se si vuole, per un pochino?

Devoti: Si, abbiamo tempo.

Tridandi: Allora, Śrī Dayita Dāsa Prabhu, Dayita Dāsa Prabhu ha dato queste istruzioni: cantate Hare Krishna forte! Questa è la mia iniziazione. Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī Mahārāja è più forte della… Prabhupada chiamava… così la chiamava anche Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī Mahārāja, il suo maestro spirituale: la macchina da stampa, la macchina per stampare i libri la chiamava Bṛhad-mṛdaṅga. Mṛdaṅga è un tamburo ancora più grande, che arriva ancora più lontano.

Questa distribuzione dei libri è così importante, non esiste nulla che purifichi e ci faccia, sia in grado di farci avanzare spiritualmente più velocemente che l’andare a distribuire i libri, come diceva, di porta in porta, da jīva a jīva, così, nulla c’è. Perché lì dentro c’è tutto quello che va fatto. Lì dentro c’è śravaṇam, kīrtanam, smaraṇam, vandanaṁ, pāda-sevanam, dāsya, pūjana, sakhyam, ātma-nivedanam. Tutti i nove tipi, le categorie principali di servizi devozionali, sono tutte incluse nella distribuzione dei libri. Śravaṇam: i libri sono suono proiettato sulla carta ricoperto di inchiostro.

Quello sono i libri: suono che è proiettato sulle pagine della carta, che si riveste di inchiostro, quindi diventa visibile. Come se c’è un campo magnetico, una volta si faceva, non so se ancora si fa, si può dimostrare: un foglietto di carta con una polverina sopra, di polvere di ferro, la calamita sotto, lo muovi un po’ e tutta la polvere di ferro si dispone lungo le linee di forza del campo magnetico, si vede la forma del campo magnetico che ci si appiccica sopra questo metallo. E così questa vibrazione sonora, messaggio di Krishna, che arriva tramite la bocca di loto di Śrīla Prabhupāda, si riveste di inchiostro, quindi c’è śravaṇam e kīrtanam, quindi c’è sia il parlare che l’ascolto.

Quando uno legge, sente Prabhupāda che parla: kīrtanam e śravaṇam ascoltano. Smaraṇam: automaticamente il ricordo si risveglia, ascoltando, ripetendo e ascoltando. Se uno ascolta può ripetere, se uno non ascolta che ripete? Come fa a ripetere? Ascoltando e cantando, ripetendo, c’è il ricordo. Servire i piedi di loto, questo è il servizio. I piedi di loto significa che stiamo distribuendo la polvere dei piedi di loto di Krishna. È spiegato nel Nettare della Devozione che c’è questa polvere ai piedi di loto di Krishna, c’è scritto anche il colore: colore zafferano. Polvere di misericordia. Tutta questa polvere, sono i puri devoti, sono tutti lì: i puri devoti sono la polvere di misericordia ai piedi di loto di Krishna, quella polvere color zafferano.

Commento al Srila Prabhupada – Vrindavana Bhajana

Quindi śravaṇam, kīrtanam, smaraṇam, vandanaṁ (preghiera). La preghiera è: per favore, per favore, Hare Krishna, da tempo immemore sto facendo di testa mia, seguendo quello che penso sia la mia indipendenza, sto facendo di testa mia. Risultato: la sofferenza che non finisce più, vita dopo vita. Per favore tirami fuori da qua e ponimi di nuovo come un granello di polvere ai tuoi piedi di loto, al tuo servizio. Questo diciamo quando cantiamo: Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma Rāma Rāma Hare Hare.

Per favore impegnami al tuo servizio. Però poi quando il servizio arriva facciamo: eh no, troppo no… Krishna, dice: ma sei schizofrenico! Prima mi chiedi… peggio ancora, a volte: salvami Krishna per favore… Krishna dice: va bene, va bene, ti salvo, ho capito, finalmente ti sei rinsavito. Eri rincitrullito, sei rinsavito, va bene, ti salvo. Poi quando siamo fuori: no no ributtami giù! Sei pazzo! Però Prabhupāda dice: Krishna pensa “incredibile!”.

Noi siamo in grado di sentire la mente di Krishna tramite il puro devoto. Se ci pensate è una cosa… uno dice la magia… Ma che magia! Il pensiero di Krishna possiamo ascoltare. Krishna pensa: dunque, tu eri impazzito, ti sei gettato dentro questo oceano di sofferenza, poi ti sei rinsavito e mi hai pregato di tirarti fuori, e io ti ho tirato fuori. Adesso sei di nuovo impazzito e mi dici di buttarti giù? Krishna pensa: tu sei impazzito, ma io no. Non ti ributta giù. Una volta preso, Krishna non ti butta giù. Vero, Katerina?

Una volta preso, non ti lascia più andare per quanto uno possa provarci. Anche se ce la metti tutta: “buttami giù”, no, non ti butta giù, ti tiene sempre. E quindi questa è la preghiera. Quando il devoto dice la preghiera… la preghiera non è: fammi trovare un buon marito, fammi trovare una buona moglie, un buon lavoro, un aumento del lavoro, fai che i miei figli stiano bene, fammi vincere questo concorso. Non è quella la preghiera. O “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, inteso come pane, non inteso come coscienza di Krishna. Non è quella la preghiera di cui parla la coscienza di Krishna.

Commento al Srila Prabhupada – Vrindavana Bhajana

La preghiera è: per favore impiegami nel tuo servizio, per favore. E “dacci”: qualunque servizio mi chiedi di fare, io lo faccio. Qualunque cosa ci sia bisogno di fare, la faccio. Non che “ma questo non è per me, io sono più portato per questo, questo mi sento più spontaneo, quest’altro invece…” no! No! Cosa vuoi che io faccia? Dimmelo, io lo faccio. Quello è servitore. Anzi, anticipa anche. Vede, capisce, anticipa: “ti serve questo? Tieni.” “Grazie.” Come l’assistente di un esperto in qualcosa che sta facendo…, come il chirurgo, subito l’assistente vede che gli serve, “tieni”. “Pronto.” “Grazie.” Poi pūja, l’adorazione. Questa adorazione è predica.

Se dobbiamo servire Krishna, dobbiamo servire Krishna. Ma come si serve Krishna? Vieni, vieni al tempio, lo vedi. Intanto vedi che Krishna non è un qualcosa di astratto, è la Suprema Persona. Come si serve? Così: offri fiori, incenso, prasādam, cāmara, acqua. Si fa, si dimostra, si mostra, c’è una dimostrazione. È così. Quindi è predica. Il pūjari non è soltanto “servo Krishna dietro alle tende”, no. Le tende si aprono, tutti possono vedere. Questa è predica, perché fa vedere come si serve Krishna, capito? Non è un’utopia. Adesso ci chiude tutto perché “ha detto basta, avete visto troppo”. (Chiudono realmente le tende nel tempio per casualità e ridono.)

Quando uno mangia non vuole essere disturbato, tutti a guardare che mangi, che mangi, quanto mangi, buono, tieni. Quindi c’è tutto. Legarsi in amicizia, che significa in amicizia? Significa sviluppare questa attitudine, non amicizia da uguali, dove uno dà la pacca sulle spalle e dice “Krishna, amico mio”, no, non in quel senso; in amicizia è un sentimento di amicizia, amicizia significa che c’è uno scambio, reciproco, come Arjuna.

E poi ātma-nivedana, ātma-nivedana significa: “sono tuo, fai di me quello che vuoi, puoi farci quello che vuoi, puoi buttarmi qui, puoi sbattermi, puoi stritolarmi nel tuo abbraccio, puoi anche non apparire mai davanti a me, puoi anche non farti vedere mai più: sono tuo, ātma-nivedana, fai di me quello che vuoi.”

E c’è tutto questo nella distribuzione dei libri, perché quando un devoto va in saṅkīrtana, se non ha quell’attitudine, il verbo usato di solito è: “ti piegano prabhu”, ti piegano, vero? Tutti i devoti che hanno fatto saṅkīrtana lo sanno che significa: no, no, no… passano, neanche ti vedono, come se non esistessi. Quanti no, quante porte, sbam, boom! Qualcuno anche diventa aggressivo, violento qualche volta. Se non sei arreso… e quando continui lo stesso, nonostante questo, che succede? Se uno continua: la prima ora, la seconda ora, la terza ora, la quarta ora… peggio che mai… sono rimaste due ore e poi devo tornare per il programma… le ultime due ore… che succede?

Devoto: Il miracolo.

Tridandi: Chi ha fatto saṅkīrtana lo sa che succede: che ti corrono appresso, “dai dai dai dammi il libro!”, non parli neanche più, perché Krishna ha visto, ha visto quell’ātma-nivedana e contraccambia. E dopo finisci tutti i libri in un attimo e dici: “ma la prossima volta ne porto di più!” E la prossima volta comincio da subito con questo atteggiamento. Perché poi, se no: “ma io vado? No, quella persona… no, quello non lo prende, quella anziana…” Una volta alla Maratona, stavamo a Torino, eravamo in gara con Harideva. Harideva aveva questo cappello da pittore francese, una palandrana… era fatta sera, c’era ancora un libro con me, uno solo. Non sapevamo a chi darlo, non c’era più gente per strada. Lui con questa palandrana camminava… le ombre, le luci… a un certo punto c’era una lucetta, un portone antico con una lucetta fioca, vedo, così… ma dove vado? “No, io ci vado.” Entro. Delle scale che scendevano sotto, con questa lampadina accesa. Scendo, vado giù, entro in un salone grande con tutti i banconi e tutti archi… praticamente era un posto dove si trattava il vino nelle botti. Come si chiama? Una cantina. Una cantina dove non c’era nessuno. C’era questo odore… che io son pure astemio… e già l’odore… c’era l’odore del vino. A un certo punto, da uno di questi archi scuri — non c’era luce — esce fuori uno con uno zinale grigio, proprio da oste, che mi guarda così… “cosa fa questo qua?” Io dico: “Ah, finalmente! Ho portato i Veda apposta per te! Sono venuto qui apposta e ti ho portato i Veda!” Upanisad, la Sri Isopanisad fa parte dei Veda. L’uomo risponde: I Veda? Un uomo di una certa età, sotto in cantina, che stava cambiando il vino nelle botti. “I Veda?! È da tanto che li cerco! Ohhh Grazie, grazie.” MI ha fatto un’offerta lì. All’epoca 10.000 lire per un libricino che era quarto di questo libro. “Grazie, grazie!” Capito?

No, in saṅkīrtana non bisogna fare così… ātma-nivedana! Devi essere arreso, dappertutto. Non puoi mai sapere dove sta. E Krishna, a un certo punto, contraccambia. E chiunque ha fatto saṅkīrtana lo sa. Io dico: non esiste un devoto che sia andato a distribuire libri che non abbia fatto questa esperienza. [a parte] – Vero? Tu hai fatto saṅkīrtana, no? Tu l’hai fatto. – È così. Quindi la distribuzione dei libri è tutti e nove i servizi devozionali messi insieme. È il modo più veloce per avanzare. È il più veloce. In un brevissimo tempo, istantaneamente raggiungi lo stadio brahma-bhūta — brahma-bhūtaḥ prasannātmā na śocati na kāṅkṣati samaḥ sarveṣu bhūteṣu — perché se non ti poni in quello stato dove “non sono questo corpo, sono l’anima spirituale, eterno servitore di Krishna,” dove tutti sono anime spirituali — anche i cattivi, anche i buoni, tutti uguali — se non ti poni in quello stato dove non sei disturbato più da nessuno… o ti suicidi o ammazzi qualcuno, alla fine! Quindi è velocissimo.

E a quel punto inizia il servizio devozionale vero e proprio. E allora, così facendo, questo nirjana-bhajana, questo gustare, questo sapore nettarino dei passatempi di Krishna, si manifesta automaticamente. “Interiormente.” Lo vivi. A quel punto il puro devoto vive queste due condizioni contemporaneamente: una con Krishna a Vṛndāvana e l’altra qui a praticare. Contemporaneamente. Senza che questi due aspetti vadano in collisione fra loro. Questo è l’ultimo verso. [A parte] – C’è qualche perplessità a riguardo? – Tutti dovremmo trovare il modo di impegnarci, in qualche maniera, a distribuire i libri. Tutti.

Commento al Srila Prabhupada – Vrindavana Bhajana

Perché questo è l’avanzamento più veloce, più istantaneo, più grande. C’era un devoto: c’era in Sri [?] (non comprendo il nome del devoto) un devoto che faceva saṅkīrtana tutti i giorni, tutti i giorni dalla mattina alla sera. Poi a un certo punto si è scoperto che aveva un cancro, un tumore al cervello. Quindi non era più fisicamente in grado di… era in ospedale. Siamo andati a trovarlo in ospedale e non c’era sul letto. Non poteva muoversi, era paralizzato praticamente, e non c’era sul letto. Aveva un mucchietto di Śrī Īśopaniṣad sul comodino. Si trascinava stanza per stanza e dava il libro hai malato e diceva: “Intanto sei qui, sei malato, se non ti puoi muovere, almeno leggi. Leggi!” [ridono tutti] Fino all’ultimo secondo. Fino all’ultimo secondo! E poi, proprio nell’ultima fase, era in coma praticamente. Non reagiva più, non si riusciva più a comunicare, non reagiva esternamente ma aveva in mano il japa, e continuamente, era in coma e cantava i giri con il japa. Questo è. Non c’è dubbio. Sicuro che torni da Krishna. Perché Krishna stesso viene in quel momento e si manifesta. Lo vedi. Si manifesta lì davanti a te.

E anche se c’è qualche carenza, ancora non abbiamo sviluppato la coscienza di Krishna al 100%, quello che manca lo mette Krishna. Più precisamente, Śrī Caitanya Mahāprabhu. Si manifesta. Tutti i devoti che fanno saṅkīrtana hanno assicurato questo risultato. Garantito al 100%. Quindi, in un modo o nell’altro, ingegniamoci in tutte le maniere, ma cerchiamo di distribuire i libri. E chi lo fa così, con quell’atteggiamento, di andare porta a porta, dove il falso ego viene proprio calpestato più volte, fa avanzamento ancora più velocemente. E chi l’ha fatto lo sa. E chi lo fa, lo sa, perché lo vive. È così. La coscienza di Krishna poi, alla fine, si può concentrare tutta qui. Perché c’è tutto. Sei impegnato nel servizio devozionale, nella distribuzione dei libri di Śrīla Prabhupāda, ci sono tutte le varie pratiche, i vari elementi del servizio devozionale. Tutti quanti, lì. Tutti.

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