Bhagavad Gita Capitolo 4 Verso 35 e 36
La conoscenza trascendentale

Bhagavad Gita Capitolo 4 Verso 35 e 36
Bhagavad Gita Capitolo 4 Verso 35 in sanscrito
yaj jnatva na punar moham
evam yasyasi pandava
yena bhutany asesani
draksyasy many atho mayi
Bhagavad Gita Capitolo 4 Verso 35 Audio Mantra in sanscrito
yat: ciò; jnatva: sapendo; na: mai; punah: di nuovo; mohan: nell’illusione; evam: come questa; yasyasi: andrai; pandava: o figlio di Pandu; yena: dal quale; bhutani: esseri viventi; asesani: tutti; draksyasi: vedrai; atmani: nell’anima Suprema; atha u: o in altre parole; mayi: in Me.
TRADUZIONE
E quando avrai appreso la verità da un’anima realizzata non cadrai mai più nell’illusione perché capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo o, in altre parole, Mi appartengono.
SPIEGAZIONE
Ricevendo la conoscenza da un’anima realizzata, consapevole della realtà delle cose, l’uomo può comprendere che tutti gli esseri fanno parte integrante di Dio, Sri Krishna, la Persona Suprema. L’illusione di essere separati da Krishna si chiama maya (ma: non; ya: questo). Alcuni credono che gli esseri viventi non abbiano alcun legame con Krishna; pensano che Krishna sia solo un grande personaggio storico e che la Verità Assoluta sia il Brahman impersonale.
In realtà, il Brahman impersonale come insegna la Bhagavad-gita, è lo sfolgorio emanante dal corpo di Krishna. Krishna è Dio, la Persona Suprema, la causa di tutto ciò che esiste. Anche nella Brahma-samhita è chiaramente affermato che Krishna è Dio, La Persona Suprema, la causa di tutte le cause. Gli innumerevoli avatara, come tutti gli esseri viventi, sono Sue emanazioni.
I filosofi mayavadi credono erroneamente che quando Krishna Si moltiplica perda la Sua individualità. Questo è un ragionamento del tutto materiale, perché soltanto nel mondo materiale un oggetto perde la sua integrità originale se viene frammentato. I filosofi mayavadi non possono comprendere che nel mondo assoluto uno più uno fa uno, e uno meno uno fa sempre uno. A causa della nostra ignoranza della scienza assoluta siamo ora coperti dall’illusione e crediamo di essere separati da Krishna. In realtà, sebbene siamo distinti da Krishna, noi rimaniamo sempre Sue parti integranti.
Anche le differenze che vediamo tra i corpi degli esseri viventi sono maya, illusorie e ingannevoli. Tutti siamo creati per soddisfare Krishna. Soltanto l’influsso di maya può far credere ad Arjuna che i legami materiali e temporanei con la famiglia siano più importanti dei legami spirituali ed eterni con Krishna. Lo scopo della Bhagavad-gita è quello d’insegnarci che l’essere vivente, servitore eterno di Krishna, non può essere separato da Lui e la sua convinzione di esistere fuori di Krishna è maya (illusione).
L’essere vivente, come parte integrante del Signore Supremo, ha il dovere ben preciso di servirLo. Ma poiché ha dimenticato questo dovere da tempo immemorabile, è costretto ad abitare per un tempo illimitato i corpi di uomo, animale, essere celeste e altri ancora. Questi differenti corpi nascono tutti dal rifugio di servire il Signore. Ma questo velo d’illusione può essere rimosso subito se si serve con amore il signore nella coscienza di Krishna. Soltanto da un maestro spirituale autentico è possibile acquisire la conoscenza pura e non commettere più l’errore porre sullo stesso piano l’essere vivente e Krishna.
Conoscenza perfetta significa sapere che Krishna, L’Anima Suprema, è il rifugio ultimo di tutti gli esseri e che gli esseri, appena fuori da questa protezione, cadono sotto il dominio dell’energia materiale illusoria. Ingannati da questa energia, gli esseri credono di esistere indipendentemente dal Signore, e sotto il velo di svariate identità materiali dimenticano Krishna. Quando però questi esseri deviati sviluppano la coscienza di Krishna si situano sulla via della liberazione. Lo Srimad Bhagavatam lo conferma: muktir hitvanyatha-rupam svarupena vyavasthitih, liberazione significa ritrovare la propria condizione originale di servitore eterno di Krishna. (S.B. 2.10.6).
Bhagavad Gita Capitolo 4 Verso 36 in sanscrito
api ced asi papebhyah
sarvebhyah papa-krit-tamah
sarvam jnana-plavenaiva
vjinam santarisyasi
Bhagavad Gita Capitolo 4 Verso 36 Audio Mantra in sanscrito
api: anche; cet: se; asi: tu sei; papebhyah: di peccatori; sarvebhyah: di tutti; papa-krit-tamah: il più grande peccatore; sarvam: tutte queste reazioni colpevoli; jnana-plavena: col vascello della conoscenza trascendentale; eva: certamente; vrijinam: l’oceano di miserie; santarisyasi: attraverserai completamente.
TRADUZIONE
Anche se tu fossi considerato il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza trascendentale riuscirai a superare l’oceano della sofferenza.
SPIEGAZIONE
Nella lotta per l’esistenza affondiamo sempre più nell’oceano dell’ignoranza, ma la chiara comprensione del nostro legame originale con Krishna ci salva da questo pericolo. Il mondo materiale è paragonato talvolta a un fuoco ardente, talvolta a un oceano d’ignoranza. In pieno oceano, perfino il nuotatore più esperto è costretto a una lotta disperata per sopravvivere, e accoglierà come il più grande salvatore chi lo sottrarrà ai flutti. Così la conoscenza perfetta ricevuta da Dio, la coscienza di Krishna, semplice e sublime, sarà la nostra “scialuppa di salvataggio”.