Bhagavad Gita Capitolo 13 Verso 31 e 32

La natura, il beneficiario e la coscienza

Bhagavad Gita Capitolo 13 Verso 31 e 32

Bhagavad Gita Capitolo 13 Verso 31

yada bhuta-prithag-bhavam
eka-stham anupasyati
tata eva ca vistaram
brahma sampadyate tada

Bhagavad Gita Capitolo 13 Verso 31 Audio Sanscrito

yada: quando; bhuta: degli esseri viventi; prithak-bhavam: identità separate; eka-stham: situato in uno; anupasyati: cerca di vedere attraverso l’autorità; tatah eva: in seguito; ca: anche; vistaram: l’espansione; brahma: l’Assoluto; sampadyate: raggiunge; tada: allora.

TRADUZIONE

Quando l’uomo intelligente smette di vedere in termine di identità multiple, dovute a corpi differenti, raggiunge la visione del Brahman. Allora, ovunque, egli vede solo l’anima spirituale.

SPIEGAZIONE

Quando si riesce a vedere che i diversi corpi sono soltanto il frutto dei differenti desideri delle anime condizionate e non appartengono veramente alle anime stesse, si ha una chiara visione. Sul piano materiale vediamo degli esseri celesti, degli uomini, dei cani, dei gatti e così via, ma questa visione è materiale e non è giusta. Tali distinzioni sono dovute solo a una concezione materiale della vita.

L’anima spirituale, a contatto con la natura materiale, si riveste di vari tipi di corpi, ma dopo la loro distruzione rimane sempre una. Quando l’essere riesce a vedere in questo modo raggiunge la visione spirituale; si libera allora dalle denominazioni di “uomo”, “animale”, “alto”, “basso”, e via dicendo, la sua coscienza guadagna in bellezza ed egli può sviluppare la coscienza di Krishna, in accordo con la sua identità spirituale. Il verso seguente descrive questa visione.

Bhagavad Gita Capitolo 13 Verso 31 e 32

Bhagavad Gita Capitolo 13 Verso 32

anaditvan nirgunatvat
paramatmayam avyayah
sarira-stho ‘pi kanteya
na karoti na lipyate

Bhagavad Gita Capitolo 13 Verso 32 Audio Sanscrito

anaditvat: dovuto all’eternità; nirgunatvat: dovuto al fatto di essere trascendentali; parama: al di la della natura; atma: spirito; ayam: questo; avyayah: inesauribile; sarira-sthah: dimorando nel corpo; api: sebbene; kaunteya: o figlio di Kunti; na karoti: non agendo mai; na lipyate: non si è coinvolti.

TRADUZIONE

Coloro che hanno la visione dell’eternità possono vedere che l’anima è spirituale, eterna e al di là delle tre influenze della natura materiale. Sebbene situata nel corpo materiale, l’anima non agisce mai e non è legata, o Arjuna.

SPIEGAZIONE

Poiché il corpo nasce, anche colui che abita il corpo sembra che nasca, invece è eterno, trascende la materia e resta immortale, non nato, sebbene si trovi nel corpo. Per natura, l’essere è pieno di felicità, e non può venire distrutto. Non è mai coinvolto in attività materiali, perciò gli atti generati dal suo contatto col corpo materiale non lo rendono prigioniero.

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